Chiodi uniti lateralmente da nastro di carta o filo plastificato in configurazione lineare, per chiodatrici da finitura e falegnameria. Rispetto al rotolo, la stecca si presta meglio alla posa di precisione di chiodi di piccolo calibro, dove la testa ridotta o assente è determinante per la qualità estetica del risultato. Le lunghezze vanno generalmente da 15 a 65 mm: i calibri sottili riducono il rischio di spacco su legni pregiati, quelli intermedi garantiscono più tenuta su massello.
Battiscopa, cornici, listelli decorativi, pannellature: ovunque il chiodo debba essere il meno visibile possibile. Le versioni con testa molto piccola richiedono una stuccatura minima dopo la posa; quelle senza testa risultano praticamente invisibili una volta inserite. L’angolo della stecca — dritta o inclinata — segue il design del caricatore: le stecche inclinate alimentano chiodatrici dal corpo più compatto, capaci di arrivare negli angoli interni dove una macchina a caricatore dritto non entra. Chi lavora su cornici e battiscopa apprezza la differenza in ogni stanza.
Le lunghezze vanno generalmente da 15 a 65 mm. Per la falegnameria fine su legni pregiati e impiallacciati, i calibri sottili riducono al minimo il rischio di spacco. Per il montaggio di listelli e cornici in legno massello, i calibri intermedi garantiscono maggiore tenuta senza compromettere l’estetica. Si abbinano alle chiodatrici pneumatiche e a batteria da finitura. Per volumi elevati in carpenteria pesante, i chiodi a rotolo offrono maggiore produttività grazie alla capacità del caricatore. Per le finiture su legni pregiati esistono chiodi a stecca in acciaio inox o con finitura galvanica: sui legni tannici e sugli esterni evitano le micro-macchie di ossidazione attorno al foro, che su una boiserie a vista comprometterebbero un lavoro altrimenti perfetto.